amare

Senza titolo, Terrenganu | Malesia 2016

Anche ieri si è festeggiato, e si è stati insieme, per chi ha potuto, con le proprie mamme. Immancabile, c’è stata la corsa all’esibizione della propria, di mamma, su ogni sorta di social; oramai ogni occasione è buona…

Questa volta, devo essere sincero, non mi ha dato gran fastidio, perché mi rendo sempre più conto di quanto siano preziose le proprie madri, e probabilmente, per qualcuno, anche un trofeo, se così si può dire, da mostrare con orgoglio. 

Dal canto mio, d’altronde, è un pò di tempo che non mi vien più voglia di pensarci troppo a questa festa. Sarà perché ne ho viste andar via troppe e in maniera repentina di mamme, nei miei ultimi anni. Tutte importanti per me, e che ricordo sempre, e se non me ne ricordo io, come oggi, vengono loro all’improvviso a farsi ricordare.

Mi accade però che il rifiuto per le ricorrenze o le riunioni di famiglia mi porti, in maniera inconscia, ad avere la tendenza al distacco dagli altri che restano, per non rischiare di soffrire ancora tanto. In realtà credo sia abbastanza normale, anche se poco sano.

Poi, quando meno te lo aspetti, arriva un messaggio da chi ancora ti vuole tanto bene, nonostante tu ti sia allontanato, facendo in modo da essere sempre più rara una tua apparizione. Comprendi dunque che hai molto da imparare ancora, che c’è sempre qualcosa da coltivare, come il giardino che hai imparato ad osservare e che vuoi sempre verde.

L’amore per gli altri, anche se a volte lo dimentichiamo facilmente, resta l’unica, irripetibile scelta possibile da esplorare, nel modo migliore che si può.

limiti

Vedere è un regalo, osservare è una predisposizione, guardare è una virtù. 

Da quando siamo al mondo abbiamo il dono di vedere, alcuni meno fortunati, non lo ricevono, altri lo perdono, altri ancora addirittura ringraziano di non averlo avuto (loro hanno altri occhi per guardare).

Io spero di averlo fino alla fine dei miei giorni. Anche se è lo stato superficiale e di default dal quale partire, vedere quel che abbiamo, quel che ci circonda per me è prezioso quanto la vita. Tant’è che la natura mi ha regalato e allo stesso tempo condizionato a pensare vedendo. La mia memoria fotografica mi aiuta e mi limita, le associazioni di immagini sono la mia salvezza e la mia schiavitù.

Osservare è qualcosa che prediligo, che mi riempie, a volte penso anche di farlo troppo, rischiando di sviluppare una tendenza un pò malata che a volte mi fa dimenticare me. Ma allo stesso tempo è un orgoglio che difendo, capita spesso di non vedermi non aprire bocca durante una discussione, chi mi conosce, sa che sto semplicemente osservando…

Guardare è un piacevole allenamento, un esercizio a volte stancante, altre entusiasmante. Lo facciamo? Siamo davvero presi, attenti a guardare? O finiamo spesso nella trappola del sol vedere? Sarebbe interessante già passare per lo stato osservativo per arrivare poi a guardare; alcuni credono almeno di osservare e poi finiscono per pensare solo a come essere visti. Oggi esser visti è molto più importante, più ambito del guardare. D’altronde chi di noi osserva prima se stesso per comprendere se ci si può permettere di guardare?

E’ un gioco sottile come potete vedere, a volte anche lungo e complicato, ma il nostro tempo è davvero così prezioso da non fermarsi ogni tanto a guardare?