distanza

Senza titolo, Budapest 2019

Mi sono allontanato un pò in questi giorni dai miei luoghi soliti, e penso che continuerò a farlo un pò più spesso. Da lontano si osserva con minore attaccamento, ma con maggiore lucidità. Ho osservato dei fenomeni, ho capito altre cose. 

In questi giorni di pioggia e freddo, ma anche di energie nuove, ho compreso che pochissime delle persone che ho incontrato finora, nell’ambito lavorativo, hanno spirito di collaborazione, nessuno si apre davvero all’altro, se non per un mero tornaconto. Più di una volta mi sono illuso, sbagliando, di trovare persone che potessero essere sulla mia lunghezza d’onda, che potessero davvero comprendere il senso del mio essere parte di un progetto con loro. Puntualmente mi sono dovuto accorgere che solo io volevo qualcosa che si fondasse sulla continuità e la mancanza di competizione. 

Si finisce con l’immancabile pretesa che tu sia solo utile alla causa di altri. Non si investe in un rapporto di stima, fiducia e non ci si mette mai nei panni dell’altro. Allora mi chiedo: dobbiamo lavorare sempre e solo come singoli? E perché invece mi ritrovo a sentire discorsi di proficua e futura collaborazione che poi alla fine si perdono come parole buttate al vento?

Probabilmente non ci si racconta una triste verità; abbiamo paura di dare, paura di confrontarci davvero e una persona saggia che mi ha conosciuto da poco ma che ha visto come la penso e come vedo la fotografia, mi ha detto una santa cosa: “Qua nessuno ti prende a lavorare con sé, perché non sei una mezza calzetta…e non si sentirebbero tranquilli ad averti intorno.”

Che dire, peccato per chi non vuole aprirsi; non mi resta che andare per la mia strada e continuare comunque a credere in quella fotografia che si praticava una volta, incontrandosi in un luogo comune per confrontarsi con ammirazione e stima. Vocaboli ormai desueti in questi ambiti così provinciali.

bagagli

Senza titolo, Penang 2016

Di solito pratico questo esercizio; parto da una fotografia che ho scattato per far venir fuori quel che il mio inconscio mi ha mostrato per un microsecondo e poi ha ricacciato di nuovo nel suo bagaglio, così ampio e infinito che spesso non sappiamo neanche di avere. Questa foto mi porta a ricordare un viaggio, uno dei più lontani che ho fatto: Singapore e la Malesia, due luoghi lontani che mi han lasciato tante sensazioni, che mi hanno fatto comprendere alcune scelte. 

L’emozione che resta sempre più forte di quel viaggio è la sensazione di libertà che mi accompagnava mentre ero per strade sconosciute, nuove. Non ho avuto mai paura, non mi sono mai sentito in pericolo in un luogo tanto lontano dal mio vissuto. Non che sia andato in un posto dove ci fossero guerre civili o altro, e probabilmente ho sbagliato a usare la parola paura, la mia però era una percezione di pace interiore, di serenità che non avrei immaginato.

E’ una sensazione che mi accompagna, che mi fa star bene quando torno col cuore in quei luoghi. Le foto aiutano, per fortuna, aprono velocemente scenari che dimenticheresti a lungo andare. La sensazione che spero presto di rivivere con naturalezza è di desiderare poco, di sentirmi semmai pieno, sazio, appagato della scoperta del mondo. Il desiderio che mi fa desiderare di viaggiare ancora è quello di non avere limiti, fisici, mentali e sentirsi tanto piccoli e tanto grandi allo stesso tempo.

Il mondo, quando lo si è un pò compreso e vissuto, è un pò come una persona cara che non vediamo spesso, lontana dagli occhi, sempre presente nel cuore.

caro papà

Senza titolo, Gallarate 2019

Un viaggio, quello della vita, che ci viene donato e oggi, in qualche modo, questa ricorrenza un pò commerciale ci aiuta a ricordarlo, casomai dovessimo esser distratti dalle nostre innumerevoli sciocchezze.

Al mio papà voglio dedicare questa immagine perché mi ricorda che il mio viaggio su questa terra è iniziato anche grazie a lui. E’ un omaggio al nostro ultimo spostamento insieme. Ora non viaggia tanto, è difficile staccarlo da quella poltrona che lo accoglie ogni giorno, come un abbraccio di chissà chi. Abbiamo vissuto momenti non semplici negli ultimi anni, e un pò questo lo ha chiuso. Ma c’è, e questo è l’importante; in qualche modo, si ha sempre bisogno di sentirli, di vederli, i propri genitori.

Arriva il momento in cui si resta spiazzati senza la loro presenza, e il mondo inizia a prender contorni nuovi, a volte anche inaspettati. Il processo è a volte molto lungo, ma quel che ci hanno donato è un bagaglio da tirar fuori al momento giusto. Sarebbe bene comprenderlo prima in realtà e già durante il nostro viaggio insieme a loro, dimostrargli che abbiamo compreso e ringraziarli de visu.

A mio padre dedico questa frase di KIN HUBBARD:

“Ogni padre si aspetta che il suo ragazzo faccia tutte quelle cose che lui non ha voluto fare da giovane.” 

Penso sia così, almeno da quel che vedo io. Auguri, papà.