incontri

Ilaria, Benevento 2019

Oggi vi racconto come è avvenuto il mio incontro con la fotografia. Qualcuno già lo sa, ma ogni tanto fa bene ricordarlo anche a me, perché perdersi è un attimo. E ti ritrovi a chiederti dove stai andando, avevi preso una strada spinto da tutt’altro e capita di ritrovarti a non sentirti proprio soddisfatto di cosa stai esprimendo. In alcuni periodi degli ultimi anni, confesso di aver pensato di mettere da parte questa mia forte motivazione nei riguardi di un’arte complessa, quando è consapevole e sentita, che è quella della fotografia; per fortuna poi ho ritrovato sempre le mie convinzioni.

Ma stavo parlando di come è iniziata la mia avventura fotografica. Ero sbandato, il mio centro era andato a farsi un giro chissà dove, passavo le giornate, quando riuscivo a esser solo, a vagare senza una meta precisa. Avevo bisogno di silenzio e la mia anima era in balia, senza una direzione che fosse una. Avevo avuto una dura lezione dalla vita, bisognava fare i conti con se stessi, e non c’erano più scuse. Stavo distruggendo tutto, era la mia unica sicurezza, resettare il mio sguardo sul mondo e su tutto. Un giorno vidi le foto di Henri Cartier Bresson, su un giornale. Non sapevo davvero nulla di quest’uomo. E’ scattato qualcosa dentro e ho iniziato a piangere, senza fermarmi. C’era qualcosa che avevo visto dentro di me attraverso una forma d’arte. Un’illuminazione direbbe qualcuno, forse è proprio così. Anche perché fino ad allora i miei occhi avevano visto tante cose con superficialità e si sa, gli occhi sono lo specchio dell’anima. Non volevo più essere spettatore della mia vita, e allora ho aperto gli occhi…

Un pianoforte rotto è un pò come qualcuno che ha perso la propria musica, io non riuscivo a sentirla più, la fotografia mi ha fatto capire anche era ancora lì, dentro di me.

Grazie a Ilaria che ha ascoltato il mio cuore mentre la ritraevo.  

caro papà

Senza titolo, Gallarate 2019

Un viaggio, quello della vita, che ci viene donato e oggi, in qualche modo, questa ricorrenza un pò commerciale ci aiuta a ricordarlo, casomai dovessimo esser distratti dalle nostre innumerevoli sciocchezze.

Al mio papà voglio dedicare questa immagine perché mi ricorda che il mio viaggio su questa terra è iniziato anche grazie a lui. E’ un omaggio al nostro ultimo spostamento insieme. Ora non viaggia tanto, è difficile staccarlo da quella poltrona che lo accoglie ogni giorno, come un abbraccio di chissà chi. Abbiamo vissuto momenti non semplici negli ultimi anni, e un pò questo lo ha chiuso. Ma c’è, e questo è l’importante; in qualche modo, si ha sempre bisogno di sentirli, di vederli, i propri genitori.

Arriva il momento in cui si resta spiazzati senza la loro presenza, e il mondo inizia a prender contorni nuovi, a volte anche inaspettati. Il processo è a volte molto lungo, ma quel che ci hanno donato è un bagaglio da tirar fuori al momento giusto. Sarebbe bene comprenderlo prima in realtà e già durante il nostro viaggio insieme a loro, dimostrargli che abbiamo compreso e ringraziarli de visu.

A mio padre dedico questa frase di KIN HUBBARD:

“Ogni padre si aspetta che il suo ragazzo faccia tutte quelle cose che lui non ha voluto fare da giovane.” 

Penso sia così, almeno da quel che vedo io. Auguri, papà.

ipocrisia

Senza titolo, Trinidad 2017

Ho avuto sempre un profondo ribrezzo per le persone che sono attori nella vita, che hanno un aspetto ambiguo nel loro agire. La cosa peggiore che mi capita è di comprenderlo subito. Poi cerco di non volerci credere, ma puntualmente mi ritrovo a dover ammettere che quella persona mi era apparsa proprio come era: un falso e un ipocrita.

Chi gira la faccia quando lo saluti, chi non ti guarda dritto negli occhi, chi ti da la mano e quasi senti di non avvertire la stretta… sono tutti segnali di un viscido, penoso, avvilente comportamento.

La cosa migliore sarebbe evitare tali inutili soggetti, che finiscono per darti solo un profondo fastidio e una sensazione di pochezza. Lo so, la prendo troppo a cuore, troppo sul personale e finisco per perder anche troppo tempo anche solo a pensarci.

Eppure basterebbe dire la verità, ciò che puntualmente si rifugge. Per carità, su alcune cose, capita anche a me a volte di non volerla vedere, anzi spesso; ma su quel che si dice, si promette, quel che si vorrebbe dimostrare all’altro, ripongo una fiducia inossidabile. E’ troppo da chiedere un pò di sana onestà?


diavoli

Senza titolo, Tufara 2019

Capita di trovarsi in un un evento, un vernissage o roba del genere e incontrare poco sul nostro cammino di esseri umani, provare a confrontarsi e finire per attraversare il vuoto o peggio ancora un muro. Ci si rammarica per atteggiamenti o comportamenti che non sono vicini al nostro sentire, finendo a volte per pensare di essere noi non sintonizzati con il mondo, pensando addirittura di esser sbagliati o inadeguati. 

Poi capita, devo dire raramente, di trovare e fermarsi a chiacchierare con chi non riesce a vivere senza farsi delle domande, chi vorrebbe comprendere il senso di un passaggio, persone che hanno un profondo sentire, una sensibilità che può anche distruggere. Anche se può sembrare strano oggi, sono la mia speranza. 

Allo stesso tempo accade di avere un regalo inaspettato, di trovarti a osservare gli sguardi di ragazzi che incontri per caso, mentre sei in un paese a te nuovo, ritrovandoti, senza un perché, a essere accolto, coccolato, a seguirli nel loro energico rito che custodiscono con cura. Anche dopo averli lasciati, la loro forza ti accompagna, la senti addosso, senti che c’è ancora altro da sperare, e allora ricominci a cercare, a seguire qualcosa da conservare, per te, ma non solo…

Grazie ai “diavoli” di Tufara, il ragazzo in foto è Lino (mi piacerebbe tanto ricordare i nomi di tutti) che mi hanno aperto le loro porte e mi hanno accompagnato in un rito simbolico e affascinante.   

buon giorno

Senza titolo, Vallata 2018

Oggi è un giorno speciale, perché ho avuto una piccola soddisfazione. Mi hanno chiesto di usare una mia foto come immagine di un evento, e me lo hanno comunicato così: “E’ una delle tue foto che più ci ha emozionato lo scorso anno”. Non potevo non esserne onorato. 

Un gruppo di persone che cerca di mantenere viva una tradizione, alla quale solo l’anno scorso ho preso parte per la prima volta, ma che ha una storia degna di nota, ha scelto me e il mio sguardo su quel che per loro rappresenta tanto. E’ quel che cerco, quel che mi spinge a fotografare; restituire quel che mi trasmette un evento, con la mia visione fatta di me. 

Incontrare quindi la sensibilità di chi vuole esser riconosciuto in quella immagine è arte. L’arte dell’empatia, della connessione con ciò che viviamo e che, attraverso una nostra predilezione, talento, idea, chiamiamola come vogliamo, riusciamo a trasformare. 

Il documento fotografico, con una forma di poesia, riporta ad una reale emozione. 

Oggi è un buon giorno per me…

Grazie al comitato de Il Venerdì santo di Vallata, a Francesco Cataldo.

Grazie a Federico Iadarola, che mi ha fatto conoscere questo evento.


invisibile

Senza titolo, Benevento 2019

Mi capita di vagare a volte per strada e di perdermi anche in luoghi conosciuti, capita quando ho il bisogno di sentire quello che mi trasmette il mondo, e me stesso che mi connetto con la sua energia. Allora inizio a osservare l’invisibile, quel che altrimenti non arriverei a sentire solo vedendo.

Termina la fase di pura passività nei confronti di ciò che mi circonda e il mio sguardo si trasforma. Questo passaggio avviene da quando ho compreso di avere un occhio che mi passa attraverso, da quando ho iniziato a fare i conti con l’illusione terrena di essere qui per molto, prendendo contatto con la morte.

E’ straziante scoprire di esser vivi e un attimo dopo in un altrove. I primi tempi ho percorso chilometri per cercare di non pensare a cosa già stava accadendo in me, è stato un passaggio lungo, difficile e che ancora continua…

A volte, mentre cammino, mi fermo e, anche vedendo un palazzo, che racconta la sua vita dai suoi “acciacchi” esterni, mi accade di vedere quel che accade al suo interno, di indagare di quel posto, di voler indagare me.

E resto con lo sguardo in attesa, in attesa che la luce manifesti e modelli quel che cerco. Arriva il tempo giusto, si ferma quell’istante. Ogni piano è una storia, ogni finestra nasconde e rivela, ogni casa è un pezzo di me.

E io resto lì ad aspettare.

sottocosto

Senza titolo, Benevento 2019

Passeggiando in città, beneficiando di questa aria di primavera che porta ottimismo, idee e nuove forze, nella speranza di trovare uno scatto significativo, almeno per me, in un quartiere popolare, che, ancora non so perché, preferisco sempre a quelli più centrali, sento una voce da lontano che mi chiama… “Fratello, fratello…mi fai una foto?”. 

Già… fratello… chissà perché questi ragazzi hanno questa parola sempre pronta, se ci rifletto, noi non la usiamo più, a volte nemmeno con i nostri fratelli di sangue. Sarà la ricerca di una comunità, di un vivere aiutandosi, da fratelli, che questi ragazzi chiedono, cercano? 

Hanno bisogno di aiuto, certo, o almeno, hanno bisogno di sentirsi un pò a casa anche in una terra straniera. Sarà per questo che Lucio chiama le signore che lo ingaggiano per farsi aiutare a portare la spesa…”mamma“. Parliamo un pò, sono più io a chiedere, lui è allegro, socievole, ma non si sbottona. Lucio mi racconta che vorrebbe lavorare, che qualcuno lo metta nelle condizioni di far qualcosa in più, perché è ancora molto giovane e forte. Mi racconta, per fortuna, anche di tanta gente che gli vuol bene e lo aiuta. Alla fine gli sta bene, per ora, la vita che fa. Ma mi colpisce questa immagine, Lucio è lì, proprio come una offerta del supermarket, costa poco, conviene a qualcuno. Ma la vita di un prodotto in offerta dura poco, non ha un gran valore… 

Mi domando cosa sarà di Lucio, è una domanda che mi faccio ogni volta che li vedo questi ragazzi, che posso dire di avere una vita, è vero, che sono salvi, questo anche è vero, ma che sono parcheggiati, senza una vera inclusione. Per ora mi ha chiesto di portargli la foto che ha voluto fare per forza con questo segno di vittoria…a me sembra proprio paradossale questa immagine oggi come oggi. Lunedì lo rivedo e gli consegno la foto. Almeno lui continuerà a credere di avercela fatta… in qualche modo.