diavoli

Senza titolo, Tufara 2019

Capita di trovarsi in un un evento, un vernissage o roba del genere e incontrare poco sul nostro cammino di esseri umani, provare a confrontarsi e finire per attraversare il vuoto o peggio ancora un muro. Ci si rammarica per atteggiamenti o comportamenti che non sono vicini al nostro sentire, finendo a volte per pensare di essere noi non sintonizzati con il mondo, pensando addirittura di esser sbagliati o inadeguati. 

Poi capita, devo dire raramente, di trovare e fermarsi a chiacchierare con chi non riesce a vivere senza farsi delle domande, chi vorrebbe comprendere il senso di un passaggio, persone che hanno un profondo sentire, una sensibilità che può anche distruggere. Anche se può sembrare strano oggi, sono la mia speranza. 

Allo stesso tempo accade di avere un regalo inaspettato, di trovarti a osservare gli sguardi di ragazzi che incontri per caso, mentre sei in un paese a te nuovo, ritrovandoti, senza un perché, a essere accolto, coccolato, a seguirli nel loro energico rito che custodiscono con cura. Anche dopo averli lasciati, la loro forza ti accompagna, la senti addosso, senti che c’è ancora altro da sperare, e allora ricominci a cercare, a seguire qualcosa da conservare, per te, ma non solo…

Grazie ai “diavoli” di Tufara, il ragazzo in foto è Lino (mi piacerebbe tanto ricordare i nomi di tutti) che mi hanno aperto le loro porte e mi hanno accompagnato in un rito simbolico e affascinante.